I ruoli e le supplenze docenti nella scuola pugliese

del 26/08/2010

CONTINGENTI NAZIONALI DELLE IMMISSIONI IN RUOLO: 10.000 docenti - di cui 5.000 su posti di sostegno - e 6.500 ATA.
E’ quanto prevedono le tabelle allegate al Decreto Ministeriale n. 75 del 10 agosto 2010 che riporta i numeri delle assunzioni e li ripartisce per le varie province.
Guardando a questi numeri qualcuno può pensare che in fondo, con l’aria che tira, i contingenti assegnati non sono poi così bassi. In realtà questa considerazione non è veritiera perchè non tiene conto di quello che accade davvero.
Il decreto stabilisce che le immissioni in ruolo sono disposte in base ad una percentuale che si applica al “numero dei posti vacanti e disponibili” in organico di diritto.
Per il sostegno la percentuale applicata è di circa il 50% (ogni 2 posti liberi un immissione in ruolo). Per la scuola dell’infanzia il 30%. Per la primaria e la secondaria di primo e secondo grado la percentuale delle immissioni in ruolo applicata ai posti vacanti è molto più bassa -circa il 20%- perché in questi due ordini di scuola l’elevato numero di tagli ha determinato numerose situazioni di soprannumerarietà che preoccupano fortemente il Ministero secondo cui, con una immissione in ruolo su cinque posti vacanti (20%), diventa più difficile che possa verificarsi in futuro una situazione di esubero consistente. A scapito, ovviamente, dei tanti precari che non saranno riassunti.
La Puglia (nel file allegato i numeri dei ruoli e la previsione delle supplenze per ogni tipo di posto docente) si attesta su percentuali ulteriormente ridotte, il 16,55% nella scuola media ed appena il 10,97% nella scuola superiore.
I posti di lavoro nella scuola, però, non sono svaniti nel nulla, sono stati drasticamente ridotti dalla legge 133/2008 (art. 64 e piano programmatico allegato) che ha introdotto tutta una serie di misure e di modifiche agli ordinamenti scolastici studiate proprio per ridurre i posti in organico di diritto. La mannaia dei tagli ha agito appunto sulla “quantità” dei posti vacanti che esistevano, per ridurli e poter fare in futuro molte meno assunzioni, con l’obiettivo di arrivare al blocco totale come già succede per altri comparti del pubblico impiego.
Quindi non è tanto la percentuale delle assunzioni che conta, ma la quantità dei posti vacanti e disponibili che la politica del Governo tende a ridurre.
Dietro ognuno di questi posti c’è un’insegnante che smette di lavorare.
Il piano dei tagli lavora sull’arco di un triennio, è a metà strada, ci sono tutte le ragioni per continuare una forte battaglia in difesa dei posti di lavoro, azione indispensabile se si vogliono mantenere elevati gli standard di qualità dell’offerta formativa.

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