Dimensionamento scuole: dopo il varo i problemi aperti
del 27/01/2012
E' ormai un dato noto. Con il Piano di dimensionamento varato dalla Giunta regionale lo scorso 25 gennaio in Puglia le istituzioni scolastiche autonome passano da 896 a 720 (con 311 nuovi Istituti comprensivi). Ciò è dovuto in prevalenza agli accorpamenti di Circoli Didattici e Scuole medie, per creare Istituti Comprensivi, in ossequio alla Legge Finanziaria del Luglio 2011.
In realtà secondo le previsioni del Ministero dell'Istruzione il taglio sarebbe dovuto essere molto più pesante (199 tra Circoli e Scuole Medie di I grado), ma l'iniziativa sindacale, in particolare della FLC Cgil che aveva chiesto la moratoria di un anno, ha consentito di dilazionare l'operazione complessiva in almeno due anni.
Non mancano però molti punti critici di una operazione di così vasta portata, specie per le scuole del I ciclo:
1) sono stati creati istituti comprensivi di notevoli dimensioni dal punto di vista del numero degli alunni. Ciò pone un problema in ordine alla garanzia degli organici soprattutto del personale ATA (amministrativo e ausiliario in primo luogo) con il rischio di una riduzione dello stesso e la difficoltà di garantire i servizi già fortemente compromessi dalle ultime finanziarie, oltre che problema della qualità del governo di scuole con un alto numero di alunni distribuiti su vari plessi;
2) la corrispondenza tra l'obiettivo della continuità didattica tra i vari ordini di scuola (materna, primaria e media) e le soluzioni adottate in base alle proposte dei Comuni. Soprattutto nei comuni capoluogo (vedi il caso di Brindisi e di Taranto) non sempre si è tenuto conto di un criterio di territorialità, con la conseguenza che i bambini in uscita dalle quinte elementari potrebbero trovare più 'ragionevole' iscriversi alla scuola media più vicina che magari è stata unita ad un altro Circolo didattico;
3) per i Circoli didattici per cui si è prevista la trasformazione in Istituti comprensivi senza aggregarvi una Scuola Media si porrà da subito il problema di dove ospitare gli alunni dopo la quinta elementare, qualora volessero permanere nella stessa scuola.
Occorre che tutte le Istituzioni preposte si facciano subito carico di andare oltre l'adempimento burocratico e mettano in programma iniziative volte a: rafforzare la cultura della continuità didattica ed educativa; individuare concrete e idonee soluzioni, quando necessario, dal punto di vista strutturale; avviare una riflessione sulla rappresentanza delle Istituzioni scolastiche autonome che deve vedere coinvolta i Dirigenti, il personale e le famiglie.
E' auspicabile, infine, che il Governo e il Ministero comprendano come occorra investire risorse finanziarie e umane per garantire un servizio di qualità oltre che una didattica di qualità. Su questo spetta al sindacato continuare, come ha fatto la FLC Cgil in questi anni, una battaglia convinta e costante che ridia la centralità dovuta all'istruzione e alla formazione dei giovani in Italia.