«La sfida dell'innovazione per superare la crisi»
del 04/03/2010
da il Corriere del Giorno
«La sfida per il nostro territorio è assicurare un rapporto virtuoso tra le grandi imprese ed il sistema universitario e della ricerca, favorendo processi di qualificazione professionale dei lavoratori, costringendo le aziende ad assumere una responsabilità sociale nei confronti del territorio che le ospita».
Luigi D'Isabella, segretario generale della Cgil ionica non trascura la crisi, ma va oltre. Lancia lo sguardo oltre la siepe e tenta di indicare una rotta per recuperare posti di lavoro, per costruire uno sviluppo aggiuntivo senza demolire quello che già c'è e che fa di Taranto una delle ultime città industriali del Mezzogiorno.
D'Isabella, questo pomeriggio, all'hotel Delfino aprirà il VII congresso provinciale. "Con la Cgil per difendere il lavoro e liberare i diritti", questo il filo conduttore dei due giorni di confronto su cui abbiamo rivolto alcune domande al segretario generale D'Isabella.
Poniamo per ipotesi che la crisi sia ormai alle spalle: Taranto da dove riparte?
«La nostra è una economia con un apparato produttivo fortemente integrato con l'economia nazionale e internazionale. Siamo e continuiamo ad essere una delle realtà industriali più importanti nel Mezzogiorno...»
... grande apparato, grandi problemi.
«La crisi, con l'abbattimento dei volumi produttivi, ha dato un forte colpo alla base occupazionale, industriale ed ha scatenato effetti pesanti soprattutto sul lavoro precario. Si sono perse centinaia di posti fra i lavoratori con contratto a tempo determinato; sono stati espulsi lavoratori interinali; si sono avuti molti prepensionamenti nell'area industriale con il blocco del tour-over; abbiamo avuto un effetto a catena, ovviamente, di queste difficoltà occupazionali su tutto il resto dell'economia».
Infatti, l'industria soffre ma anche commercio e agricoltura non se la passano bene.
«In questi settori, come nell'edilizia, la crisi attuale si intreccia con una situazione che viene da lontano, sintomatica delle difficoltà dell'apparato produttivo di questo territorio e che porta oggi ad avere una accentuazione dei fenomeni di precariato e di caporalato e di assenza di regole in questo settore».
Quindi il fatto di avere un grande apparato industriale, è solo una magra consolazione?
«Niente affatto, secondo la Cgil le realtà produttive e le imprese presenti sul territorio conferiscono un ruolo importante a Taranto e pensiamo che ci siano molte parti di questa economia che possono essere in grado di affrontare e vincere la sfida, della competizione durante e dopo la crisi. Le grandi imprese non sono l'ostacolo ad altro, ma una leva su cui far crescere Taranto. Oggi per queste imprese, come per tutto l'apparato produttivo in Italia, la sfida è l'innovazione, la qualità delle produzioni, l'aumento delle produzioni ad alto valore aggiunto, quello che noi chiamiamo le verticalizzazioni».
Anche questo è un tormentone che si sente da tempo ma che non è ancora approdato sul territorio ionico.
«La sfida è proprio questa: assicurare un rapporto virtuoso con queste importanti imprese legandole al sistema universitario e della ricerca. Bisogna favorire processi di qualificazione professionale dei lavoratori e costringere queste imprese ad assumere una responsabilità sociale con il territorio che le ospita».
Lei vede all'orizzonte una classe dirigente in grado di governare questo processo?
«C'è uno schema che ha funzionato e che ha consentito di riaprire ed ottenere finanziamenti per la ristrutturazione dell'Arsenale Militare. Abbiamo messo insieme i lavoratori, il sindacato, le istituzioni, le parti sociali e siamo riusciti, unificando il territorio a portare a casa questi investimenti e a mantenere aperta la prospettiva di questo importante sito produttivo. Il 30 maggio abbiamo dato continuità a questa impostazione con la piattaforma condivisa con le strutture di Cgil, Cisl, Uil. Questa piattaforma è stato anche il punto di riferimento e di coagulo di altre realtà sociali: dalla Confindustria alla Camera di Commercio, alle Istituzioni. Questo è sicuramente un metodo da perseguire ancora».