L'eccellenza del Politecnico «figlia» anche di Tarantodel 30/01/2012da la Gazzetta di TarantoIl preside Gregorio Andria: «Ma il paradosso è il decremento dei fondi stanziati» • Un 642° posto nel Sir 2011 World Report, la più completa ed autorevole classifica delle istituzioni di ricerca nel mondo, su 3.042 enti "valutati", che significa un 25° in Italia, il migliore tra gli atenei statali. E' un risultato che lusinga fortemente il Politecnico di Bari e la sua emanazione qui a Taranto. Lusinga, ma al tempo stesso stride con i giudizi del Ministero in base ai quali vengono misurati - e "ridotti" - i finanziamenti. Preside Gregorio Andria (II Facoltà di Ingegneria di Taranto del Politecnico di Bari), quanto Taranto ha pesato in quel giudizio di successo? Intanto, è un segno tangibile della grande professionalità, della dedizione e dell'eccellenza nella ricerca del Politecnico di Bari e dei suoi ricercatori, operanti nelle sedi di Bari, Foggia e Taranto. Certo, è singioiare che, mentre si conseguono questi risultati, si perdono finanziamenti perché il Ministero cambia criteri ad anno inoltrato. Siamo ormai nell'ordine del 10% in meno dei finanziamenti. Solo un mese fa il Ministero ci ulteriormente penalizzati nell'assegnazione della "quota premiale" del Fondo di funzionamento ordinario, perché quest'anno sono stati particolarmente "premiati" il numero di crediti riconosciuti agli studenti non prendendo in considerazione il successo occupazionale che nel caso del Politecnico supera 1*87%. Altro criterio seguito dal ministero quello del finanziamento della ricerca, ma solo su alcuni canali, non il Pon, ad esempio, con cui abbiamo avuto molto successo. E, comunque, se noi di Taranto siamo un sesto dell'intero Ateneo, concorriamo per un sesto al suo successo così come per un sesto subiamo i tagli. Quali a Taranto le attività di ricerca di punta del Politecnico? Sicuramente quelle in ambito ambientale, su grandi temi quali il monitoraggio ambientale, le bonifiche dei siti conta- minati, il riciclo dei rifiuti, la difesa d coste e suolo, la valutazione d'impatto ambientale, la pianificazione del territorio, il telerilevamento e il monitoraggio elettromagnetico. C'è poi 0 filone di ricerca nell'ambito industriale e dell'informazione, per il miglioramento dell'efficienza di grandi impianti fotovoltaici ed eolici, la sicurezza degli impianti, la qualità di prodotti e servizi, sistemi energetici innovativi, la meccanica dei veicoli, nuovi materiali di costruzione anche per applicazioni biomediche, Gis e telerilevamento territoriale. Ma l'elenco continua. Quali le sinergie con le altre istituzioni scientifiche territoriali? L'esempio più concreto è il Polo Scientifico Tecnologico "Magna Grecia", che il Politecnico ha costituito in Ats con l'Università Aldo Moro, il Cnr e l'Arpa Puglia, per la parte scientifica, in partenariato con gli enti locali. Il Polo ha recentemente ottenuto un cospicuo finanziamento Pon (9,5 milioni di euro). Tra la prime attività, la bonifica del Mar Piccolo. Quanto peserà ora sulla sede decentrata di Taranto l'applicazione della legge Gelmini e, in ultimo, l'annunciata decisione del governo di affidare ai ricercatori solo attività di ricerca e non più di didattica? Gli strali del Miur ci colpiscono tagliandone i fondi, sopprimendo le facoltà e riducendo di fatto le probabilità di formare dei dipartimenti territoriali. Pur tuttavia, il Politecnico ha programmato la costituzione a breve di un Centro Interdipartimentale per coordinare e supportare le attività di servizio, ricerca e trasferimento tecnologico offerte dai Dipartimenti del Politecnico presso la sede di Taranto. Quanto poi alle decisioni sui ricercatori, è una ulteriore mazzata per le sedi decentrate. Il nostro organico è composto al 50% da ricercatori, ma è già una situazione positiva. Altrove la percentuale è ben più alta. MARIA ROSARIA GIGANTE
Rassegna stampa
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