Ricerca, l'Università dì Bari frenata dal Fattore Medicinadel 30/01/2012da la Gazzetta di BariNella valutazione di Scimago finisce in basso, al 362 posto • Nella classifica dei migliori enti di ricerca al mondo l'Università di Bari si difende, ma resta a bassa quota tra gli atenei pubblici italiani. Le prestazioni dell'Ateneo superano la media globale della qualità dei risultati scientifici, ma a livello nazionale valgono la 36a posizione su 55 accademie statali, guidate in compenso dal Politecnico barese. Lo dicono gli analisti di Scimago, tra i più prestigiosi centri studi di settore del pianeta, nell'elenco 2011 del Sir, ossia Scimago institutions ranking, nel quale sono elencate le performance di oltre 3mila università, istituti scientifici specializzati, aziende sanitarie, ospedali ed organizzazioni governative nel periodo 2005-2009, nei vari settori della ricerca che conta. I valori utilizzati per stilare la classifica, infatti, sono quelli della banca dati Scopus, dove affluiscono circa l'ottanta per cento delle pubblicazioni scientifiche dei cinque continenti. Su 3.042 istituzioni prese in considerazione, l'Università risulta al 1.372° posto ed è 96" tra le italiane, compresi atenei ed enti di altro tipo, mentre il Politecnico è 642° nel mondo e 25° in Italia. All'interno di questa graduatoria generale, è possibile estrapolare i dati delle sole università statali: se l'ateneo tecnico conquista la vetta del podio, l'Università rimedia il gradino numero 36. Scimago considera 55 atenei pubblici italiani, sui 67 presenti nel data base del ministero per l'Università, quindi si deduce che per i restanti non c'è traccia di pubblicazioni di rilevo internazionale nel data base di Scopus. Un segnale, a Bari, forse era già arrivato ad agosto scorso, quando l'allora preside della facoltà di Medicina, Antonio Quaranta (nel frattempo sostituito da Paolo Livrea) aveva esortato i suoi ad incrementare la produttività. Da verifiche interne, risultava che il 36% dei docenti non aveva pubblicato nemmeno un lavoro scientifico nel 2009 e i più lavativi erano proprio i ricercatori, improduttivi per il 47% degli effettivi. Non era la prima volta che Quaranta richiamava all'ordine i medici. Per avere un'idea dell'incidenza di un settore come quello medico, bisogna tenere presente che le percentuali degli improduttivi appena ricordate si riferivano ad un organico di 408 docenti, compresi i ricercatori. Tornando al ranking di Scimago, il livello dei lavori scientifici prodotti dall'ateneo barese è tuttavia sopra la media di 17 punti percentuali, mentre il punteggio del Politecnico del 55%. La classifica internazionale, infatti, valuta per ogni istituzione il livello di eccellenza delle sue pubblicazioni, tenendo presente l'autorevolezza delle riviste sulle quali i lavori appaiono e il numero di citazioni che ricevono, quegli stessi articoli, successivamente. Si ottiene così «l'impatto normalizzato delle pubblicazioni», l'impatto cioè rispetto alle medie globali per ogni ambito di ricerca. Su un valore medio pari ad uno, l'Università ottiene 1.17. Le Università di Foggia e del Salento sono rispettivamente a quota 1.20 e 1.18, mentre tra le dirette concorrenti nazionali dell'Ateneo (con oltre 40mila iscritti) ottengono Bologna un impatto di 1.37, Milano 1.35, Roma La Sapienza 1.22, Napoli Federico II 1.28 e 1.06 per Palermo. Luca Barile
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